Udinese, una situazione ancora terribilmente complicata

Udinese, una situazione ancora terribilmente complicata

Il Bologna intanto ha perso a Roma, pur facendo un’ottima gara, segno che la sua vitalità c’è più che mai. Per cui alla ripresa contro i felsinei sarà una finalissima da dentro o fuori, e esattamente come col Chievo. Per questo pensare di essere usciti dal tunnel grazie aut rigore ribattuto al minuto ’83, per di più non di certo limpido non è il miglior modo per ritrovare fiducia.

di Redazione

L’Udinese non c’è. Dalla gara col Chievo è emerso che, al di là del risultato, ottenuto peraltro in maniera non di certo limpida, è rimasto poco. Le solite macerie, i soliti fischi che dovrebbero ridestare la dirigenza che invece pare gratificarsi di quel poco che ha, senza capire i suoi annosi errori. La situazione di oggi non nasce nell’estate scorsa, ma si protrae da tempo. Chi nega che la squadra nelle ultime stagioni (dall’ultimo anno di Guidolin in poi) sia stata a dir poco mediocre, vuol dire che nega la realtà.

E la società pare non capacitarsi di questo, chiusa a riccio nella sua pomposità regale fatta di stadio da esibire, bilanci da invidiare, strutture da copiare. Peccato che queste componenti non vadano in campo. Anzi in campo ci vanno sempre gli stessi a sostenere quasi la tesi dei critici che suppongono che non ci sia meritocrazia all’interno dello spogliatoio, al di là di infortuni e squalifiche che comunque fanno parte del gioco e di ogni squadra.

Che De Paul e Fofana siano un peso per questa squadra oggi come oggi non lo diciamo noi, ma molti addetti ai lavori. Fa bene Nicola a proteggerli, è il suo lavoro e va encomiato. Ma ci si chiede se davvero gli fanno comodo confermando quello che dice su di loro, specie sull’argentino, oppure sia spinto da doveri di contratto che vanno al di là della logica che si vede in campo. Che dice che De Paul ancora una volta, pure col Chievo, è apparso un ibrido senza ruolo, uno che certamente si sacrifica, ma che perde di lucidità in entrambe le fasi proprio perché non ha un ruolo ben definito, difficile da trovare peraltro nel calcio d’oggi con le sue caratteristiche. Quando fin dal suo arrivo lo paragonammo a Ortega, forse non vedemmo male: l’ex doriano e parmense era un giocatore dalle indiscusse doti tecniche, ma che ai fini della squadra appariva quasi superfluo. Che poi in nazionale prese il numero di Maradona è solo un’altra analogia che lo paragona a De Paul che con un po’ troppa arroganza lo ha ‘strappato’ a Di Natale.

Ma se a De Paul va riconosciuta la tecnica a Fofana non sappiamo cosa riconoscere: indisciplina tattica, pressappochismo, qualche tiro da fuori estemporaneo e nulla più con tanti errori qua e là che costantemente ne dipingono la prestazione.

I fischi alla fine della gara contro i clivensi la dicono lunga. I tifosi sono stanchi di questa squadra infarcita di stranieri e di questa società esterofila che pare pensare più al miglioramento dello stadio (e del Watford) che di cambiare politica sportiva. Da società modello, finite le comproprietà, si è ritrovata a società da non imitare, basta leggere quanto scrivevano a Torino, sponda Granata, per invitare Cairo a non commettere gli stessi errori dei Pozzo. Oramai l’Udinese non è appetibile e lo si vede anche dagli arrivi: inutile pomparsi di aver speso tanto, perché molte operazioni appaiono come solo di bilancio, mentre altre arrivano da quel Watford che di certo non regala i suoi gioielli, ma rimpiazza in casa quelli che non giocavano (vedi Okaka, uno che si ‘incazza’ se non gioca, come lui stesso ha detto).

Nicola ancora non ha dato anima e gioco alla squadra, ma non fategliene una colpa: nessun suo predecessore ci è riuscito, visto che se il male viene a monte, in quei giocatori che sembra debbano giocare più di altri.

Il Bologna intanto ha perso a Roma, pur facendo un’ottima gara, segno che la sua vitalità c’è più che mai. Per cui alla ripresa contro i felsinei sarà una finalissima da dentro o fuori, e esattamente come col Chievo. Per questo pensare di essere usciti dal tunnel grazie  aut rigore ribattuto al minuto ’83, per di più non di certo limpido non è il miglior modo per ritrovare fiducia. Si ascoltino i fischi e le critiche, perché invece di arroccarsi nei propri vizi e nelle proprie certezze, mettersi in gioco e capire che chi vuole bene a questi colori senza obblighi di bilancio, è è la prima cosa da fare per cercare di trovare quell’umiltà necessaria per uscire da una situazione che rimane davvero complicata.

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