A inizio anno qualcuno (anche tra quelli che oggi criticano e fischiano) intravedeva somiglianze tra il modo di fare di Stramaccioni e Zaccheroni. Diversi, ovviamente, per carattere e esperienze, ma vicini per idea di gioco. E perché dovevano costruire (Zac dopo la promozione) e ricostruire (Strama, dopo il ciclo Guidolin). Ma costruire è sempre più facile, anche perché allora la società aveva una struttura diversa. Pozzo era il Paròn come oggi, ma il figlio iniziava soltanto ad affacciarsi alla gestione. Tanto che il ruolo di Dg, allora ricoperto da Carlo Piazzolla, aveva un ruolo fondamentale, abbinato a quello di Ds di Piero Lo Monaco, artefici di quella che è diventata a a detta di molti l'Udinese da prendere ad esempio.

Alberto Zaccheroni

Ma non tutti forse sanno che perfino Zaccheroni ha avuto i suoi problemi. Innanzi tutto al primo anno, alla stessa giornata di oggi, aveva 32 punti, uno in più di Stramaccioni se si considera che lo 0-3 a tavolino col Parma è dato da molti come scontato. Comunque sia oggi Strama ha una gara in meno.
Poi ci sono aneddoti che non tutti sanno: Zac non voleva, per dire, Amoroso nel secondo anno. Avrebbe preferito un colombiano che poi è sparito da lì a breve. E Amoroso tutti sanno che ha faticato a trovare spazio. Zar non ci credeva, è stato bravissimo Piazzolla allora a convincerlo a lanciarlo contro la Juve a Torino contro la Juve, che - guarda caso - se non avesse giocato aveva già trovato un accordo di massima per prelevarlo l'estate seguente. Invece tutti sanno com'è andata e Zac si è preso i complimenti da Piazzolla, perché un bravo dirigente oltre che mantenere calmi i giocatori deve anche sostenere il tecnico, specie se convinto di idee che si possono cambiare.

Oggi Stramaccioni sta ricostruendo: su una squadra che aveva non solo problemi motivazionali perché Guidolin - che oggi qualcuno rivorrebbe - a metà anno aveva già fatto intendere che non avrebbe allenato più la squadra, con Di Natale che aveva annunciato l'addio (come oggi), con molti giocatori convinti di andarsene, con il morale a terra dopo la consapevolezza che ogni anno si doveva ripartire da zero e con l'eliminazione europea pesante come una montagna. Scorie che si sono portate dietro anche quest'anno, sulle quali Strama ha iniziato a lavorarci da subito. Ma senza rivoluzioni pesanti:
Smitizziamo ancora una volta che lui abbia fatto il mercato: così come non lo ha fatto Zac, non l ha fatto nemmeno lui. A Udine non succederà mai. L'allenatore qui deve ottenere il meglio da quello che la società offre. Spesso ottime scelte, altre volte giocatori non all'altezza o troppo acerbi, come quest'anno. Gli unici consigli (ribadiamo, consigli) accettati sono stati quelli fatti per Kone (cercato dall'Udinse già da tre anni), Thereau (che nessuno può mettere in discussione) e Piris (sytesso discorso). Il resto è storia recente: episodi, infortuni e un inizio torneo che forse ha illuso più di qualcuno. Invece si è sempre parlato di salvezza, termine forse travisato perché il suo significato vero è solo e semplicemente ricostruzione.
A gennaio poi, altri giocatori consigliati, non sono stati presi in considerazione: per tradizione l'Udinese fa il mercato a giugno, perché lì ci hanno le opportunità vere, in inverno si rischia, questa è l'idea. Si è rimpolpata la rosa, oggi recuperata, ma mentre Zac aveva da lavorare solo sulla testa dei giocatori a livello tecnico tattico, facendoli inculcare quella mentalità vincente che poi ha portato alla storia, oggi Strama deve lottare purtroppo con voci di mercato che vengono sì smentite, ma che nella testa dei giocatori, anche inconsciamente, sono presenti eccome.

Infine i cicli: l'Udinese di zar è durata tre anni di fatto, poi la società ha accelerato sul mercato, rendendo il club troppo vulnerabile alle offerte. Pozzo col nuovo stadio ha detto in poche parole che vuole alzare l'asticella, tenendo i giocatori più anni, proprio come accaduto a Zac. Ma serve che tutti lo seguano, che tutti ci credano, allontanando di fatto pensieri cattivi nei calciatori e procuratori che propongono offerte irrinunciabili, per dirla alla 'Padrino'. Le voci, il resto, non servono.

Questa storia Pozzo la sa, altri no o se la sono dimenticata. Per questo raccontarla, a volte, può servire a capire il presente.

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