Quella volta che: 2002, L’Udinese vinse a Lecce e la storia cambiò (VIDEO)

Il 28 aprile 2002 l’Udinese di Ventura si salva al 90′ con il rigore da qualcuno considerato generoso segnato da Di Michele a Lecce.

di Redazione

Si dice che il calcio è fatto da episodi, ma alcuni sono più importanti di altri. Prendete il gol di Gerolin al Napoli, per esempio: senza quella rete allo scadere sarebbe stata Serie B, non ci sarebbe stato Zico e probabilmente nemmeno Pozzo in seguito. Tanti anni dopo, il 28 aprile 2002, la storia si è ripetuta. L’Udinese di Ventura alla penultima va a Lecce sapendo che all’ultima giornata ci sarebbe stata la Juve che cercava punti scudetto (il famoso 5 maggio…). Serviva vincere in Salento, ma la sofferenza è stata tanta fino al minuto 88 l’Udinese era di fatto in Serie B e chissà cosa sarebbe accaduto dopo, o non sarebbe accaduto se volete.

Quando sembrava irrimediabilmente destinata a continuare il viaggio verso l’ inferno di una sfida decisiva contro la Juventus, l’ Udinese si è ritrovata, all’ improvviso, ancora nel paradiso della serie A. La squadra di Giampiero Ventura è salva, e non per caso. Senza attendere il risultato dell’ ultima partita contro Del Piero e compagni, senza rischiare gli incroci dei risultati di Brescia, Piacenza e Verona, i bianconeri hanno conquistato la salvezza a Lecce, tirandosi fuori dalla mischia grazie alla classifica avulsa.

Non è stata una scampagnata sotto il sole del Salento, anzi. Perché, fosse dipeso esclusivamente dalla formazione di Delio Rossi, già retrocessa, l’ Udinese sarebbe davvero a un passo dalla B, considerato che soltanto al 90′ è maturata la vittoria dei friulani. Dopo l’ incubo vissuto per 20 minuti – con il pareggio di Giacomazzi a metà ripresa -, ci ha pensato l’ arbitro Saccani a dare una piacevole… sveglia alla creatura della famiglia Pozzo. Stordita e impaurita dalle incursioni di Giacomazzi e Vucinic, che facevano tremare ancora Turci, l’ Udinese si è ridestata con il rigore assegnato dall’ arbitro, minuto 44, per un contatto in area tra Savino e Di Michele, con il pallone già allontanato dal difensore. Dal dischetto, l’ attaccante ha messo il sigillo sulla salvezza.

Così, la serie A resta in cassaforte grazie alla doppietta del piccoletto di Guidonia, passato dai veleni spruzzati al suo ex allenatore Rossi al puro candore del bambino che confessa di aver rubato la marmellata, quel dolce rigore che finirà, inevitabilmente, per pesare sulle corse per scudetto e salvezza.

Il Lecce ha lottato sino in fondo, opponendosi ai lenti e prevedibili attacchi avversari, salvato subito anche dal palo, a Frezzolini battuto, centrato da Almiron (8′ ) con un destro da fuori area. Tocca all’ Udinese tenere il pallino del gioco, ma ben presto Di Michele si scopre solitario sognatore, accanto all’ immobile gigante Sosa, talvolta addirittura irritante. Il furetto romano va vicino al gol al 33′ e al 42′ , ci prova anche Pinzi dalla distanza, ma Rossi riesce a circoscrivere i pericoli all’ altezza dell’ area di rigore, pur risultando evanescente la manovra offensiva del suo Lecce. Orecchio all’ apparecchio, nella ripresa la panchina bianconera, in attesa della notizia-evento da Verona, s’ aggrappa alla speranza di poter risolvere la pratica-salvezza già in Puglia. Mancato di poco il bersaglio con un pallonetto (4′ ), Di Michele procura l’ attesa scossa: è il 10′ , quando, servito in area da Pinzi, l’ attaccante supera in dribbling Silvestri bucando Frezzolini con un diagonale di sinistro.

L’ Udinese s’ affaccia alla finestra e grida la sua speranza, magari s’ illude di aver chiuso il conto con il Lecce e paga dazio. Perché al 24′ , dopo un fuga con cross di Tonetto, di testa Giacomazzi spolvera il pallone trafiggendo De Sanctis. Mani nei pochi capelli rimastigli, Ventura vede barcollare la sua pattuglia sotto i colpi di Vucinic e Giacomazzi e ridisegna gli schemi offensivi. Sceglie Nomvete e la mossa vale la serie A. Subito il sudafricano si propone sulla sinistra, garantendo invenzioni e velocità di esecuzione: al 29′ serve Di Michele, stoppato due volte da Savino e Frezzolini. Gradualmente cresce l’ Udinese, in parallelo agli errori, sin lì non determinanti, commessi da Saccani nelle valutazioni di interventi in gioco scorretto e falli in area, come quello di Silvestri su Manfredini e Giorgetti su Di Michele (giusto invece non convalidare un gol di Sosa in fuorigioco).

Poi la firma decisiva dell’ arbitro su questa partita madre di tante speranze, in vetta e in coda alla classifica. Nonostante la resistenza del Lecce, l’ Udinese è salva: Ventura e i giocatori fanno festa davanti a un centinaio di tifosi bianconeri.

Il resto è storia come si dice. Se non ci fosse stato quel rigore per qualcuno generoso, oggi forse parleremmo d’altro.

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