Il mondo trema nel dramma e per il futuro. Il calcio rischia di far scoppiare la sua bolla speculativa

Il mondo trema nel dramma e per il futuro. Il calcio rischia di far scoppiare la sua bolla speculativa

Il calcio dunque continua la sua farsa. Per primi abbiamo chiesto di fermarlo. Oggi lo ribadiamo: serve pensare la futuro con nuove regole condivise per ripartire, ma guai a chiedere aiuti di stato dopo che si sono gonfiati i bilanci con valori assolutamente fuori mercato. 

di Redazione
Serie A pallone

Il mondo continua a tremare. Oramai la pandemia di covid-19 (virus naturale, basta speculazioni dettate da notizie false) sta facendo una strage di persone, di certezze e di economie.
Intanto facciamo alcune precisazioni basate sulla scienza. Questo maledetto virus è correlato strettamente da cambiamenti climatici e inquinamento. Si è sviluppate, infatti, in un’area che ha una certe temperature e umidità. Basta speculazioni sul resto, su fantomatici esperimenti. L’uomo è chiusa dei suoi mali da sempre, lo è anche oggi. Da anni organizzazioni come Greenpeace e Medici per l’Ambiente (come riportavamo un mese fa) mettono in guardia su come l’umanità sia indifesa da nuovi batteri e agenti patogeni in generale che potrebbero creare quello che oggi appare quasi come un assaggio. 
Basandosi poi sulle dinamiche di questi virus (ad esempio la Spagnola del secolo scorso), si può presumere che anche questa tipologia di cornavirus possa aggirarsi per due anni. Il vaccino? Ipotizzabile in 24 mesi, mentre per le cure si va a tentoni.  Per cui abbassare la guardia oggi sarebbe folle.
Certamente il cambio di stagione potrebbe rallentare il contagio (o almeno queste sono le prospettive da verificare però), ma attenzione perché il virus non si estinguerebbe: in termini molto facili da calpòire andrebbe in letargo per poi ripresentarsi ancora più aggressivo in autunno.

Ovviamente in questo contesto c’è la salute da salvare, ma anche l’economia che deve ripartire. Ma come? Solo in maniera contingentata e con molta attenzione. In Italia si spera che la curva dei contagi cali per fine aprile, per cui appare possibile che con maggio si inizino ad allargare le maglie, ma ciò non vuol dire tornare alla vita di prima. Le aziende che apriranno dovranno rispettare rigide norme di sicurezza e il Governo sarà chiamato a controlli severi senza andare dietro alle varie confederazioni che già da aggi premono per riaperture. I comparti che subiranno una crisi sono praticamente tutti, chi più chi meno. Ci sarà una recessione mondiale, è certo: e dopo sia la domanda sia l’offerta subiranno un calo. Ma soprattutto l’import per un paese come l’Italia sarà da verificare. I beni che viaggiano su gomma saranno i più esposti a controlli rigidissimi, con ovvi rallentamenti nelle consegne e aumenti dei prezzi di alcuni prodotti che verranno da paesi che saranno ancora in piena epidemia.
Il turismo è difficile da prevedere che possa salvare la stagione. Si parla già di bonus per i clienti che hanno già disdetto prenotazioni, da spendere nel 2021. Inimmaginabile, a meno di follie derivate da cedimenti a richieste economiche, che le spiagge possano aprire. 
Il perché è presto spiegato: gli assembramenti saranno vietati anche quando si potrà tornare a uscire da casa più liberamente. Inutile girarci attorno. Saranno mesi di controlli e di limitazioni, meno rigide ma pur sempre limitazioni. I ristoranti potranno aprire solo se ci sarà servizio al tavolo, idem per pub e bar che d’estate vedono fuori sulle strade la sera grande maggioranza dei clienti. Impossibile immaginarlo.

Lo steso varrà per tutti i settori commerciali, ma anche industriali e di servizi.

In questo contesto ecco il calcio. Che da anni ha vissuto in una bolla speculativa che in economia è una particolare fase di mercato caratterizzata da un aumento considerevole e ingiustificato dei prezzi di uno o più beni, dovuto ad una crescita della domanda repentina e limitata nel tempo. Così oggi cerca di salvare il salvabile. Il presidente della FIGC Gravina ha fatto sapere che si deve chiudere la stagione entro agosto. Ma come? Certamente se si arrivasse a farlo sarebbe a porte rigidamente chiuse, ma anche in questo caso la salute dei giocatori sarebbe da verificare. Ammesso che si riesca il campionato sarebbe comunque falsato. In più c’è da considerare che alcuni giocatori non vorranno venire in Italia, che i clienti delle tv a pagamento stanno già facendo disdetta in massa dei pacchetti relativi a sport e calcio, che con la crisi che novererà i prezzi oggi proposti ai tifosi saranno per lo più considerati un superfluo da evitare. Inoltre anche giocando in estate la stagione prossima verrebbe minata.

Solo il Dg dell’Udinese Marino pare aver capito la situazione mettendo in chiaro che la preoccupazione non è per questo campionato, oramai andato, ma per il prossimo quando in autunno come detto il virus potrebbe riaffacciarsi con le conseguenze che già conosciamo.

Il calcio dunque continua la sua farsa. Per primi abbiamo chiesto di fermarlo. Oggi lo ribadiamo: serve pensare la futuro con nuove regole condivise per ripartire, ma guai a chiedere aiuti di stato dopo che si sono gonfiati i bilanci con valori assolutamente fuori mercato.

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