Un solo pensiero, maturato al 44' minuto circa di gara: chi guarda la pallacanestro non può garantire alle proprie coronarie un destino sereno e pròspero. Traduco per i moderni: "io ancora una partita così e muoro".

Difficilmente mi reco a commentare sapidamente sulla rete sociale, oggi mi è uscito un "Beli Presidente della Repubblica. Gallo Primo Ministro", con buona pace del dialetticamente inesistente Mattarella e dell'invece iper-caciaròne Matteo Renzi.

Questo perché è relativamente semplice prepararsi psicologicamente ad affrontare una squadra-top come l'Ispanica di Scariòlo, tremendamente complicato, a 18 ore di distanza, trovarsi di fronte i padroni di casa allenati da Chris Fleming, sostenuti dal tifo berlinese e da una selva di fischi arbitrali che neanche i vitelloni anni '50 in spiaggia dietro alle mamme dei téutoni giocatori di oggi.

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Di fronte il solito, immarcescibile tòtem Dirkone Nowitzki, trentasettenne pivot dei Mavs con milletrecento battaglie NBA sulle spalle ricurve ma sempre potenti, e soprattutto un Dennis, Schroeder di nome ma di fatto uomo della Georgia (intesa come Atlanta Hawks), che nei primi quarti ha fatto di tutto e di più. Con le unghie e con i denti i bianchi di Pianigiani hanno resistito all'impeto dei domestici, resistendo anche sul meno dieci di inizio ripresa, rimanendo poi lì a contatto fino all'ultimo impatto, a 4'' dalla fine, ad ovvia opera del Gallo.
L'overtime è pura poesia cestistica, giocata senza Gentile e quasi del tutto Bargnani (fallo inesistente, apoteòsi di un arbitraggio inutilmente di parte) ed in equilibrio fino a un minuto dal termine: Segna Gallinari, esagera Dennis Schroeder che cerca disperatamente un contatto (che Aradori saggiamente evita), palla azzurra in attacco, cronometro a -25'', sfera che scotta. Arriva sul lato destro nelle ignifughe mani del signor Belinelli, che invece di gestire il +2 decide di seguire il proprio raptus agonistico ed infila una di quelle triple che soffiano nella retina, la sollevano soavemente e dolcemente, senza toccare il ferro. Solo chi ha provato a segnare dall'arco dei 6,75 può sentirselo dentro, quel vago sentore che travalica la gioia agonistica e spinge su per la spina dorsale un brivido gelido e bollente. Ti guardi in giro, cerchi l'amico che applaude e sfidi con l'occhio sbarrato quello che ti sfotteva fino a due secondi prima. Un po' come una festa del sabato pome alle superiori ed il bacio, quello vero, la ragazza ambìta da tutti decide di darlo a Te e non al più bello della classe.

Più cinque. Auf Wiedersehen meine Damen und Herren. Il cielo è blu sopra Berlino, si impacchettano i resti del muscolo cardiaco e ce ne si va nel nord della Francia, chez les Ch'tis a Lilla, contrazione nordica che significa "isola" nel senso proprio del termine: zona poco invitante e perciò isolata.

Ma soprattutto continua la tradizione, multi-sport, delle sfide Italia-Germania: Rivera e Riva, Del Piero e Grosso, Beli e Gallo. Se i francesi ci rispettano ché le ba**e ancora gli girano, suppongo che i tedeschi avranno bisogno di psicanalisi per riuscire a capire come mai, squadra contro squadra, in casa o in trasferta contro gli Azzurri non ce la fanno mai. Ottantanove pannocchie, ci vediamo dopo. E per stasera, qualificazione in tasca, Vi risparmio anche il mappazzone tecnico-tattico. Beli presidente. Gallo Primo Ministro.

Franco Canciani@Mondoudinese

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