Gli italiani nel calcio di Serie A sono sempre meno e i club, con l'Udinese in testa, continuano a guardare all'estero: per interessi personali più che per un progetto di rilancio del calcio nostrano

Ve la ricordate la scritta sulla t-shirt di Madonna ? Negli anni è diventata un'icona ed un simbolo che ha avuto un ampio utilizzo anche in tutte quelle che sono le eccellenze italiane, e una tra queste è sicuramente il calcio. Quattro volte campioni del mondo, una risorsa incredibile dalla Valle d'Aosta alla Puglia, dal Friuli alla Sicilia, ormai sottovalutata da anni e da molti ritenuta particolarmente costosa a livello gestionale.

E così ecco che si preferisce guardare all'estero, indifferentemente a quale parte del mondo, dando la possibilità a giovani stranieri, di crescere, imparare, migliorare ed essere lanciati nel calcio che conta, intravedendo in loro quella fame che secondo alcuni manca agli italiani.

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Eppure bisognerebbe guardare anche alla qualità, non solo al costo e alla fame, e i nostri giovani non hanno nulla da invidiare ne da imparare da i loro coetani d'oltre confine, anzi. Se manca la fame, bisogna trasmettergliela, attraverso il lavoro e l'impegno costante.

Anche l'Udinese sembra non aver abbandonato la via del mercato estero, infatti in soli pochi giorni, tra gli arrivi dal Granada e i nomi di giocatori marocchini o sud americani, ai più sconosciuti, prossimi a vestire la maglia bianconera, non intende invertire la rotta, anzi, sembra tentennare anche sui possibili rientri/rilanci dei vari Meret, Scuffet, Verre, solo per citarne alcuni, sapendo benissimo che sono pochi gli stranieri a fare la differenza.

Ancora una volta si guarda più ai propri interessi che al bene del nostro calcio e dei nostri valori, e seppur gli italiani lo fanno meglio, gli stranieri lo fanno a meno.

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